sorprese

70F4D0B8-CC4E-43B5-8CB3-5CE886BAEED9in questo spazio, per ovvi motivi, uso sempre esempi e metafore che prendono spunto dal mare e dalla vela. qui, infatti, vivo il mio sogno di marinaio con il volto segnato dal sale e dal vento e con gli occhi stretti ma sempre attenti ai dettagli che mi circondano. non sempre posso vivere così, come ogni marinaio saltuariamente deve mettere piede a terra, io devo, invertendo le proporzioni temporali, calarmi nella realtà che mi circonda e viverla con le sue regole e le sue consuetudini.

parlare per metafore però, mantiene il suo fascino al quale non ho voglia di sottrarmi.

un viaggio in barca è sempre in parte imprevedibile, ma va pianificata meticolosamente la parte prevedibile: la rotta, i rifornimenti, le attrezzature, l’abbigliamento, lo stato generale della barca, gli strumenti, l’organizzazione dei ruoli, degli eventuali turni.

il meteo può invece essere solo previsto, ascoltato ed osservato ma fa parte dell’imprevedibile anche oggi con tutta la tecnologia a disposizione.

e qui tralascio tutto quando di veramente imprevedibile può esserci: un ostacolo sommerso, un problema tecnico, una rottura imprevista (intendo meccanica, non l’improvvisa apparizione di un guastafeste).

ma il punto è, come gestisco l’imprevedibile? sopratutto il peggiorare delle condizioni? cosa mi succede se incontro un groppo di cui i vari modelli meteo avevano sottostimato l’intensità? il mare non ama le sfide, quindi, sicuramente ridurre la tela, assicurarsi bene e, se non basta, mettersi alla cappa, possono essere delle buone mosse se proprio devo stare li. meglio sarebbe stato non esserci arrivati li, meglio sarebbe stato aver applicato dei peggiorativi alle previsioni, meglio sarebbe stato non essere appassionati di vela, meglio sarebbero state tante cose, invece l’unica che è, è che sei proprio li.

è una metafora? beh la vita ci butta addosso groppi su groppi a prescindere dalle nostre, prudenziali o meno, previsioni e le strategie per affrontarli sono tante. aspettare che passi, raccogliere le forze, prepararsi e poi cambiare acque credo possa andare bene in tanti casi. in fondo aspettare ti permette di riflettere, di analizzare cosa è andato storto e cosa hai trascurato o tralasciato, anche se la prossima volta ci sarà qualche altra cosa di nuovo da trascurare.

aspettare ti permette di andartene avendo superato la tempesta, consapevole del fatto che si, ti ha fatto male, ma sei ancora tutto intero pronto per il prossimo viaggio.

in fondo marinai si nasce, calabrese anche… corto si diventa.

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