Io mi metto alla Cappa

Quando ci si vuole fermare, o quando le cose si mettono male, per mare ci si mette alla cappa. Si lascia il fiocco al collo virando e la barca si colloca in una posizione di equilibrio stabile, le forze si equilibrano e non avanza, se non per la corrente e lo scarroccio. E si sta sottocoperta aspettando che la tempesta passi. Adesso siamo alla cappa! Ma con tutte le comodità che la nostra casa ci può offrire. La costrizione ci fa desiderare le cose proprio in risposta alla privazione e senza necessariamente una reale pulsione. Chi fa navigazione d’altura sa cosa vuol dire stare nello stesso posto per tanto tempo, con le provviste contingentate e senza connessione. Certo il panorama cambia, il mare e la natura ti circondano e questo aiuta molto. Andare per mare mi ha fatto scoprire parti di me che sto apprezzando e che mi tornano utili anche sulla terra ferma, sopratutto in situazioni come questa che un po’ la barca la ricordano. Manca il rollio ed il beccheggio e quella sensazione di estrema precarietà che hai in mezzo al mare. In questa situazione è una precarietà diversa più ancestrale, ma personalmente mi aiuta a pensare che ogni cosa è un dono da celebrare ogni volta che si presenta. Io mi metto alla cappa ed aspetto tempi migliori. Nel frattempo mi preparo per il prossimo viaggio appena la tempesta sarà passata.

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