Raz de Sein

Questo è un posto magico in Bretagna. Le mie colonne d’Ercole. La prima volta è stata un’emozione incredibile, ma averlo attraversato l’anno dopo di notte, al timone, beh è stato impagabile!

Errata Corrige

B&N

Il precedente post era una frase di Melville che mi piaceva per il valore che dava al mare come toccasana. Al contrario, io sto molto bene, anche se non tutto va come vorrei. Non sto a Milano, a volte mi tocca scendere a compromessi lavorativi, piove da troppo tempo, mi manca Leo, vorrei riprendere a correre, è da troppo che non vado per mare. Ma me la cavo molto bene! Imparo e mi sento un ragazzino. Non fisicamente, quello non mi interessa, che le rughe e la barba bianca mi piacciono, ma rispetto alla voglia di studiare, conoscere, imparare che mi ritrovo. Ho una sensazione di tensione positiva che mi piace e mi carica, tanto che neanche tutti i virus che mi attaccano attecchiscono.

Com’è profondo il mare

“È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione.

Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che l’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare.”

Herman Melville, Moby Dick

Back on board

Il we sono tornato in barca, dopo tanto tempo a fare delle regate. Le condizioni non erano delle migliori: onda formata e poco vento. Quelle condizioni che so bene mi faranno soffrire. E questa volta mi hanno chiesto di fare la prua. È, in verità, il mio ruolo naturale: piccolo (e leggero), ma cattivo.

Lo skypper non lo conoscevo, ma si è rivelato molto bravo e da cui imparare molto.

L’adrenalina durante le regate, anche se non avevamo velleità di primeggiare per il tipo di barca, è sempre alta. I 5 minuti fanno scattare la concitazione, la tensione sale, i comandi diventano urlati e concitati, ed alla fine si passa la linea e si inizia a giocarsela, leggendo il campo di regata, gli avversari ed il cielo.

Come previsto stare a prua mi ha dato fastidio, ma non mi ha fatto demordere dal fare il prodiere, solo qualche interruzione per vomitare.

Sono contento delle due giornate perché non ho sbagliato nulla, tutto perfetto, da migliorare, ma che bella soddisfazione quando le mani fanno prima quello che la testa elabora guardando. Tutto scorre e cose girano come devono. Le vele si gonfiano, le cime filano, non si sovrappongono, non si incattiviscono. Mi posso confermare le mie due doti principali: una spiccata capacità di osservare ed una manualità spinta che mi fanno rifare subito le cose appena viste, che mi permettono di cogliere dettagli e metterli assieme costruendo il contesto. Si me la tiro, ma ogni tanto ci vuole.

Ho perso un po’ il piede marino, e questo mi deve far riflettere su cosa fare e su cosa dedicarmi nel prossimo futuro.

Achab is back

Lascia …

quando qualcuno muore leggiamo frasi che citano “… lascia un moglie e tre figli, lascia un figlio ed un marito”. Ma perché diciamo così? Perché mettiamo nella persona che muore la volontà di lasciare qualcuno o qualcosa?

Chi muore non lascia nessuno! Chi muore viene strappato alla vita, ai suoi cari, ai sui figli, a suo marito/a sua moglie, senza possibilità di appello, senza possibilità di cambiare le cose!

Chi muore non ci vorrebbe lasciare, non diciamo cazzate!

Oggi ho saputo di due persone che, contro la loro volontà, se ne sono dovute andare. Non ci hanno lasciato, non era nelle loro intenzioni, e non lo sarebbe mai stato.

E’ banale, ma queste cose ci portano a pensare alle cose in modo relativo, a pensare, per qualche secondo, che tutto serve.

Non è vero, non serve a un cazzo! Non era nelle loro intenzioni servire a qualcosa, come non era nelle loro intenzioni “lasciarci”.

Odio questo modo di dire, odio perdere persone care, che sono entrate in qualche modo nella mia vita. Forse questo mi farà riflettere di più su senso della vita, della mia vita.

Ma anche questo non era nelle loro intenzioni, è un effetto collaterale, ininfluente!