windy

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oggi a Milano ci sono stati 25 nodi di maestrale, rafficato! Quale migliore scenario per il mio primo giorno di lavoro, quello nuovo. Si un altro, ancora “nuovo”.

il 31 luglio ho lasciato il mio lavoro pacifico, noioso, sicuro, per un’avventura che aveva sulla carta tutte le caratteristiche per sapere di buono, per farmi fare cose divertenti, con amici, magari avendo anche successo.

il 31 gennaio ho, definitivamente, tratto le conclusioni che quell’avventura non era buona, non era divertente, le persone erano tutt’altro che amici, e di successo manco l’ombra. Al suo posto grandi secchiate di … , insulti, giudizi personali gratuiti ed una professionalità che un babbuino (poi chissà perché un babbuino non dovrebbe essere professionale!?) avrebbe superato bendato e legato. Insomma una SOLA di lavoro e di amico, pardon di EX amico.

Oggi ho iniziato un nuovo lavoro, che spero mi possa dare soddisfazione.

Il vento mi piace, mi fa stare bene e mi riporta con la mente a ricordi piacevoli. Sentire il maestrale a Milano é bellissimo, poi con l’intensità di oggi e proprio oggi non ha prezzo!

Sono contento di essermi risollevato presto e con solo qualche ammaccatura, fa piacere sapere di poter contare su me stesso, e su tutte le persone di cui mi sono circondato in questi anni.

questa volta sono stato meno diplomatico ed non ho parlato per metafore, ma non sempre servono.

La vignetta mi piace perché sapere che la vita é finita me la fa vivere con quell’urgenza e consapevolezza di coglierne ogni attimo e di non sprecarne neanche un po’.

Sapere di essere capace di risollevarmi, di resistere al vento, di saperlo cavalcare per andare più lontano mi entusiasma. Eh si, lo ammetto, massaggia forse troppo il mio EGO, ma quelli sono solo cavoli vostri!

Corto Calabrese

Sometime again

“The big wheel keeps on turning
On a simple line day by day
The earth spins on its axis
One man struggle while another relaxes
There’s a hole in my soul like a cavity” (massive attack)

Il titolo è eloquente, qualche volta ancora. E questa ricorsività inevitabile, mi fa venire in mente questa canzone dei Massive Attack anche se parla di clima, pianeta e risorse.

La mia ricorsività è, invece, molto personale: devo ricominciare una volta ancora. Lo avevo già scritto e detto fatto.

Oggi ho messo fine ad una breve, ma intensa avventura per iniziarne una nuova ma sopratutto per rivendicare ed assaporare, respirando profondamente, la mia libertà di azione e di pensiero. Tutto ha un costo e questa cosa delle libertà quasi sempre ne ha di molto alti, ma vuoi mettere la soddisfazione?!

Questi ultimi mesi sono stati prima faticosi, poi dolorosi, poi infiniti adesso sono PASSATI. Le emozioni provate hanno investito tutti i piani possibili: lavoro, affetti, amicizia, il mio io profondo, insomma sono state pervasive di tutta la mia vita, che per questo lungo tempo è stata risucchiata da questa avventura, Adesso posso finalmente rialzare la mia attenzione su tutto il resto, oltre che abbassare e rilassare le spalle ;-).

Qual è la mia responsabilità? Quale sarà il mio atteggiamento nel futuro? Cambierò? Sono queste le cose che dopo ogni evento importante mi faccio ed alle quali cerco di rispondere.

Alle ultime due ho già risposto con il post sulla caduta (autocitarsi forse è un po’ troppo, ma su questo ragionerò nel prossimo post): nulla potrà far vacillare il mio ottimismo e la mia fiducia nel mondo e nelle persone, lo so che a volte potrò passare per l’ebete del villaggio, ma meglio questo che vivere dubitando di tutti (eh si, lo so, che in mezzo ci sono molte posizioni altrettanto ragionevoli, ma io sono Corto Calabrese). Alla prima do risposte diverse, cercando di non infierire troppo ma neanche di essere troppo indulgente, il punto é capire cosa é successo, a livello di comunicazione, di punteggiatura, di analogico e digitale. Un bell’esercizio, perché io mi amo lanciarmi, amo il vento sulla faccia, amo provare costantemente la sensazione di essere vivo, e libero.

Oggi una semplice email mi ha ridato questa libertà, e me la voglio proprio godere!

La caduta

Lanciarsi presuppone dover mettere in conto di cadere, di essere rifiutati. ed ogni volta che ti rialzi ti viene la tentazione di non lanciarti più. ma poi il piacere provato nel volo, all’inizio nel momento in cui speri e ci credi valgono sempre qualche delusione.

“Il problema non è la caduta ma l’atterraggio” ( cit L’odio)

Corto Calabrese

2019

Al nuovo anno non dico nulla, in molti campi abbiamo AMPLISSIMI margini di miglioramento, sterminate praterie di cose migliori da ottenere.

No, Corto Calabrese non ha perso il suo consueto ottimismo, ma serve anche la consapevolezza di vedere le cose che non vanno. Serve per prenderne coscienza e operarsi per cambiarle, per muoversi da quel posto che non ci piace, qualsiasi cosa esso rappresenti. Tempo fa avevo letto una frase: non sei un albero, puoi spostarti se non ti piace dove sei. Niente di più vero!

Io in questo 2018 ho fatto il primo passo e mi sono spostato, forse non basterà il primo, come avevo sperato, a farmi trovare il “mio” posto. Ed allora semplicemente ne faremo altri es altri ancora, fino a che ne serviranno.

Ottimismo è immaginare come rendere reali futuri impossibili (questa è mia, ricordatevene).

Corto Calabrese

Discrezione

Questa che vedete nella foto è la “fiumara” (o torrente) Fiumarella che scorre davanti a casa mia. Da ragazzo per passare dall’altra parta la strada che partiva sa casa mia attraversava direttamente il letto del torrente. Qui tutti i corsi d’acqua sono così, a carattere torrentizio, o calabrese, direi io.

Trovo una profonda similitudine tra le due cosa, e sono riuscito a coglierla qualche giorno fa dopo che mi avevano fatto notare che dopo pochi giorni nessuno aveva detto di me “che ero un gran figo, un fenomeno”. E li ho pensato che io non sono così, che io non entro a gamba tesa nei nuovi contesti per farmi vedere. Amo scorrere lentamente e quasi timidamente per tutto il tempo che serve per capire e per farmi apprezzare. Direi che mi contraddistingue il garbo più che l’intraprendenza. Ma, a dispetto di alcuni, la considero una bella caratteristica da avere.

Però, c’è sempre un però, come in tutte le storie che si rispettino. Le fiumare hanno garbo, ma possono esprimere forza e irruenza (tutta la parte tra le canne in alto e l’argine in basso a volte è pieno d’acqua che scorre con violenza verso il mare) in alcune situazioni.

Entrare lentamente nei nuovi contesti, aspettare, dare e prendere tempo non vanno visti come sinonimi di debolezza o di noncuranza ma solo un modo diverso di fare le cose, un modo, anche, per tenere sotto controllo la grande forza che si è in grado di esprimere.

Da un po’ inizio a trovare delle assonanze con la mia terra ed il mio carattere, il mio modo di fare. Certo è stato arricchito dai miei trascorsi triestini e milanesi ma l’imprinting è avvenuto qui.